12 aprile 2015 SUL TELEGRAPH

“Napoli, gioiello”: e per i lettori inglesi è la città più bella d’Italia

L’affascinante Museo Archeologico di Napoli, l’eleganza dei suoi allestimenti, la sensualità dei reperti pompeiani. Sulle pagine on line del britannico Telegraph, nella sezione dedicata al turismo, è comparso due giorni fa un reportage di Stanley Stewart sulla Capitale del Mezzogiorno. Eloquente fin dal titolo: “Napoli: passione e mortedi un gioiello sottovalutato in Italia“.Nel sommario: “Vibrante, caotica egloriosamente fatiscente, Napoli è unluogo dove la vita, il romanticismo e la morte sono intrecciate con passione. Stanley Stewart si innamora”.

Stewart si sofferma in particolare sui liberi costumi di Pompei, e descrive alcune immagini che hanno colpito la sua suggestione – mitologiche e sensuali – nelle stanze segrete del Museo Archeologico, che raccontano del popolo napoletano “prima che la cenere coprisse tutto”.

Racconta di non aver dovuto fare nessuna fila – a differenza di Roma, Firenze e Venezia – per accedere all’importantissimo sito che custodisce reperti pompeiani, a Napoli chiamato semplicemente “Il Museo”.

Per il giornalista si tratta di un mistero le mancate code… se ne sorprende. E poi fa un parallelismo con l’attuale città e la Pompei di allora per sottolineare che a Napoli tutto è diverso e vitale. Le voci sono forti, i saluti chiassosi, le pizze favolose, l’architettura gloriosa…  “e i falli del Gabinetto sono dotati di ali di Cupido e campane finali”, sottolinea divertito, osservando sempre al Museo alcuni reperti fallici pompeiani.

Ma la passione è ovunque, anche oggi, sottolinea ancora, qui a Napoli. “Lo dicono anche le mura di Napoli affollate con dichiarazioni d’amore mozzafiato. Ti Amo, Maria, Tu sei il mio destino, Luca, Sposami, Gabriella. Sogno dei tuoi baci, Livia. Aspettami, Marco”.

E insomma la confessione arriva presto: “In questa atmosfera inebriante, mi sono innamorato di Napoli… è oscuramente e meravigliosamente bella” con il suo centro storico. “E’anche cruda, passionale, segreta, generosa, fatiscente, gloriosa, vibrante, e sfacciatamente corrotta e corruttrice. La amo nella teatralità, nel caos orientale delle sue strade, nell’architettura che ha avuto inizio con gli antichi greci e si è conclusa con il Barocco..Amo i suoi bar  trasandati dove il caffè viene servito zuccherato; la pasticcerie con le delicate sfogliatelle; le friggitorie e le pizzerie con i ruggenti forni a legna e spumeggianti pizze; il dorato, gli specchi smussati da Belle Epoque del Café Gambrinus; l’imponenza del Teatro San Carlo, il più antico d’Europa”.

 
E aggiunge ancora: “Ma ciò che più amo è la sua resistenza alla gentrification” che è un termine inglese per spiegare i cambiamenti fisici e sociali in quei quartieri popolari di Londra dove si sono stabilizzati gruppi di classe media. Per il giornalista Napoli ha resistito all’invasione di “altre classi”.

Ci sono quartieri eleganti e alla moda come Chiaia, dove belle persone sfilano tra boutique costose e caffè eleganti. Ma il cuore pulsante di questa città, i vecchi quartieri del centro storico, i palazzi fatiscenti, le stradine anarchiche, non sono state sterilizzate con wine bar alla moda e rami di Zara. Napoli era “shabby chic” prima che la frase fosse inventata. E rimane ostinatamente se stessa”.

Il viaggio procede tra Capodimonte, ammirando i quadri di Caravaggio, di El Greco e de Ribera, lo stuggente Cristo Velato a Cappella Sansevero, il capolavoro sempre di Caravaggio custodito al Pio Monte della Misericordia, la Napoli sotterranea.

Ed è tutto condito da scene vive di napoletani, che il viaggiatore britannico descrive ammirato, incantato, sconvolto da tanta vita. Dalla processione della madonna dell’arco che gli passa davanti a ricordare che Napoli “è ossessionata dalla passione come dalla morte” a bassi le cui botole accedono alla città porosa.

Amore e morte, fino a Santa Maria delle Anime del Purgatorio ad Arco che, per il giornalista, racconta molto più di altri luoghi la resistenza dei napoletani a qualsiasi imposizione…

E viene in mente Goethe, che cita nel finale. “Fu Goethe, innamorato diNapoli che ha reso popolare la frase “Vedi Napoli e poi muori“,promuovendo l’idea che nulla potrà maimettere in ombra questa città. E il golfo, con un panorama che spaziadalla grande massa del Vesuvio, oltre la penisola sorrentina a Capri,inseguendo l’orizzonte come un fantasma” parla da solo. Goethe, la conclusione, “amava la città, il caosentusiasta del centro storico, e la suacapacità di stravaganza in tutto, dal dolore all’architettura, dall’amore allapasticceria. E’ tempo per i visitatori diriconquistarla” conclude, consigliando i voli diretti da Londra per Napoli, un paio di alberghi e la pizzeria Di Matteo ai tribunali.

La cosa più bella però è che il Telegraph ha lanciato contestualmente un sondaggio. “Which is your favourite Italian city?” cioè qual è la tua città italiana preferita. Vi concorrono Roma, Firenze, Venezia, Napoli, Milano e Verona.

Ebbene è Napoli la preferita degli inglesi. Il 64 per cento dei viaggiatori sceglie noi. Per il resto distanziata di tantissimo c’è Roma con il 23 per cento, Firenze con il 9 e Venezia con il 7.

Articolo originale 

Comments